
Giugno 2021
Azienda tessile stralcia debito di 500.000 euro, salvando garanti e dipendenti
Un imprenditore di una storica azienda tessile veneta si è rivolto nel giugno del 2018 ad AESSE per un importante debito contratto con l’ex Popolare di Vicenza
La richiesta era incentrata sulla possibilità di ridurlo attraverso una trattativa a “saldo e stralcio” oppure con una rimodulazione dell’esposizione.
Stando al prospetto della Centrale dei Rischi da noi analizzato, l’indebitamento complessivo superava i 500 mila euro e coinvolgeva anche i garanti (fideiussori) con l’intero loro patrimonio.
Il recupero crediti di queste banche “in fallimento” era stato affidato ad AMCO – Asset Management Company SpA (già SGA – Società per la Gestione delle Attività SpA), società partecipata al 100% dal Ministero del Tesoro.
L’attività di trattativa dello stralcio del debito si è presentata molto complicata per via di una causa pendente, avviata dall’allora Veneto Banca, con la quale si mirava ad annullare un atto di donazione di un’abitazione poiché ritenuto “una distrazione di beni atti a soddisfare il creditore“.
I fideiussori che anni prima avevano prestato garanzie personali, non disponevano di liquidità per poter soddisfare il creditore, e correvano il forte rischio di perdere l’unica loro certezza costituita dalla sola abitazione principale: in questi casi, infatti, la banca può agire con un pignoramento e, in seguito, procedere con la messa all’asta dei beni immobili per poter recuperare in parte il proprio credito.
AESSE col suo Staff ha innanzitutto predisposto un approfondito dossier relativo all’azienda ed ai garanti che conteneva una valutazione macroeconomica del settore artigiano di riferimento, un’analisi della Centrale dei Rischi e del bilancio aziendale, nonché una stima oggettiva del valore dei beni posseduti dall’azienda e dai garanti e uno specifico studio sulla possibile messa all’asta degli immobili.
Alla luce di questo dossier è emerso chiaramente che, anche vendendo tramite asta pubblica i beni immobili, il creditore non avrebbe potuto recuperare più di 200.000 euro, decretando automaticamente il fallimento dell’azienda e, conseguentemente, lasciando senza lavoro ben 13 dipendenti e relative famiglie.
L’approfondimento tecnico eseguito ha consentendo di poter formulare su basi oggettive una proposta a “saldo e stralcio” di 150.000 euro da versarsi in due soluzioni, con un risparmio effettivo del 70% rispetto al debito originario di 500.000 euro.
L’attività è proseguita con la ricerca di un nuovo Istituto di Credito che potesse concedere, sulla base delle prospettive economiche indicate nel dossier, un finanziamento di tale importo, garantendosi a sua volta con ipoteche di primo grado sui beni immobili ora privi di vincoli.
L’iter è durato poco più di tre anni, ed ha consentito all’imprenditore di risparmiare oltre il 70% del debito, di salvare un’azienda con una storia trentennale, la propria abitazione e, non secondariamente, dare una continuità lavorativa ai 13 dipendenti.
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